Disponibile per PC, PS5, PS4, Xbox Series X/S e Nintendo Switch. Uscita: 5 marzo 2026.
Never Grave: The Witch and The Curse è un ibrido che cerca di fondere la struttura del roguelite con l'esplorazione tipica dei Metroidvania. E lo fa con una premessa quanto meno originale: noi non siamo la strega sulla locandina, ma il suo cappello parlante. Un'inversione di ruoli che promette bene, ma che si scontra con una serie di scelte progettuali che rendono l'esperienza altalenante. Il risultato è un titolo che incanta con la sua estetica, ma che rischia di far perdere la pazienza per colpa di una ripetitività di fondo e di una progressione non sempre bilanciata.
Una Strega, un Cappello e un Villaggio da Ricostruire
La premessa narrativa è volutamente minimalista: una strega malvagia ci ha rubato metà del nostro cristallo vitale, facendoci precipitare nelle profondità della terra. Noi siamo il cappello, e il nostro primo atto è prendere possesso del corpo di una giovane donna (che diventerà la nostra "pedina" principale) per iniziare la scalata verso la superficie e riconquistare ciò che abbiamo perso .
La storia non è certo il piatto forte del menu. Il gioco non si sforza particolarmente di spiegare chi siamo, cosa è successo o chi siano gli strani nemici che incontriamo. Non ci sono dialoghi approfonditi né sequenze narrative di rilievo: tutto è lasciato all'interpretazione del giocatore attraverso l'ambientazione e qualche raro indizio.
La struttura è semplice: una chiesa funge da hub centrale, da cui partono i vari dungeon. Ogni area è bloccata da tre sigilli, che si rimuovono completando le run e sconfiggendo i boss. Questo significa che per affrontare il guardiano di una zona, dovrete rigiocare i livelli precedenti almeno tre volte . Un meccanismo che allunga la durata, ma che introduce i primi segni di stanchezza.
Gameplay: Un Incrocio tra Dead Cells e Hollow Knight (con un Cappello di Mezzo)
Il paragone con Dead Cells è inevitabile, e gli stessi sviluppatori non fanno nulla per nasconderlo. Lo ammette anche la critica internazionale: "NeverGrave: The Witch and the Curse has highs and lows of its own, but Dead Cells is unmistakably in its DNA".La struttura di base è quella: dungeon procedurali, morte permanente con perdita dei potenziamenti temporanei, e metaprogressione sbloccabile nel villaggio.
La meccanica che doveva fare la differenza è il sistema di possessione. Noi siamo un cappello, e in qualsiasi momento possiamo abbandonare il corpo che stiamo usando per esplorare come semplice copricapo volante, infilandoci in cunicoli stretti e raggiungendo piattaforme altrimenti inaccessibili. Ma la vera chicca è possedere i nemici sconfitti: saltando sulla testa di un mostro abbattuto, ne prendiamo il controllo, ereditandone moveset, punti vita e abilità.
Questa meccanica è divertente e ben realizzata. Passare dal corpo agile della strega a quello possente di un minotauro, o a quello veloce di una creatura quadrupede, cambia radicalmente l'approccio al combattimento e all'esplorazione. Peccato che, come notano diverse recensioni, l'occasione di usare questa abilità sia meno frequente di quanto si speri, e spesso convenga rimanere nel corpo umano standard, più versatile e familiare.
Il combat system di base è fluido e reattivo. Si attacca con un'arma corpo a corpo fissa (un pugnale), supportati da due incantesimi e uno strumento consumabile che si trovano durante le run. Il problema è che, a parte le possessioni, la varietà è limitata: l'arma non cambia mai, e gli incantesimi, sebbene utili, non bastano a rompere la monotonia che subentra dopo diverse ore. Il ritmo degli scontri è meno frenetico di Dead Cells, forse volutamente più abbordabile, ma questo si traduce in una minore tensione e in un senso di "già visto" che si ripete run dopo run.
A peggiorare le cose ci pensa la generazione procedurale. Sulla carta i dungeon sono auto-generati, ma nella pratica i layout si ripetono fin troppo, e dopo poche ore si ha la sensazione di esplorare sempre le stesse stanze. Inoltre, il gioco forza il rientro al villaggio dopo aver completato un certo numero di livelli, interrompendo le run proprio quando si inizia a costruire una build interessante. Una scelta che contrasta con lo spirito del genere e che genera frustrazione.
Il Villaggio: Tra Gestione e Grinding
L'elemento che cerca di differenziare Never Grave dai suoi ispiratori è la componente gestionale. Tra una run e l'altra, si torna in un villaggio da ricostruire. Qui si possono piantare semi, cucinare cibo che aumenta salute e mana, costruire strutture che sbloccano potenziamenti permanenti e ricercare nuovi oggetti.
L'idea è buona, ma l'esecuzione è **frastagliata**. Il sistema di crafting e costruzione è poco tutorializzato: si trovano blueprint, ma non è chiaro come e dove costruire gli oggetti corrispondenti. Inoltre, per potenziarsi seriamente, serve una quantità di risorse che rende il grinding inevitabile. La sensazione è che il gioco voglia allungare la durata con la ripetizione forzata, più che con contenuti vari e interessanti. La difficoltà, inoltre, presenta picchi improvvisi (specialmente nella zona del vulcano) che sembrano pensati per essere affrontati in multiplayer, penalizzando chi gioca in solitaria .
Tecnica: Un Gioiellino di Pixel Art (con qualche sbavatura)
Se c'è un reparto in cui Never Grave eccelle, è quello visivo. La pixel art è semplicemente magnifica: dettagliata, ricca di colori, con un uso magistrale di luci e ombre che crea un'atmosfera sognante e malinconica al tempo stesso. Le animazioni sono fluide e i fondali sono curatissimi.
Il comparto sonoro è all'altezza: musiche malinconiche al pianoforte accompagnano l'esplorazione, creando un'atmosfera da fiaba oscura. Peccato per l'assenza totale di doppiaggio. Il sonoro d'ambiente è buono.
Il Voto della Critica e degli Utenti
Le recensioni di Never Grave: The Witch and The Curse dipingono il ritratto di un'opera divisiva, che incanta per stile e idee ma delude per esecuzione e profondità.
Su OpenCritic, la media si attesta su 76 (basata su 21 recensioni), con un tasso di raccomandazione del 67%. Un punteggio che racconta di un gioco discreto, ma lontano dall'eccellenza.
Tra le testate internazionali:
- Try Hard Guides (8/10) : "Never Grave: The Witch and The Curse expertly combines Metroidvania gameplay with a roguelike loop, and presents it all with gorgeous art and beautiful music".
- Game Hype UK (82%) : "I bloody love this game. Never Grave is aesthetically pleasing, has good combat, and requires strategic thinking".
- Game8 (78/100): Apprezza la fluidità e l'estetica, ma nota che "NeverGrave falls short in audio and storytelling, even as its original ideas help keep things feeling fresh".
- Checkpoint (6/10): "Never Grave: The Witch and The Curse is a gorgeous-looking roguelike [...] but the devs needed to put more time into making other gameplay elements work. It leaves Never Grave as a mixed bag".
- Gamersky (7.5/10): Pur riconoscendo la solidità del mix, parla di "compromessi in profondità".
Il verdetto della community è tiepido. Su Steam, le recensioni degli utenti si attestano su un 63% di positività (miste). I giocatori lodano la pixel art e l'idea di base, ma criticano duramente la ripetitività, il grinding eccessivo e la sensazione di avere tra le mani un prodotto che "copia" senza innovare abbastanza.
Il prezzo è onesto, ma la concorrenza nel genere è spietata. Se avete già giocato a Dead Cells, Hollow Knight e affini, Never Grave può offrirvi una manciata di ore piacevoli, soprattutto in cooperativa a quattro.
Un breve video del gioco:
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